Premio Di Vagno: un monumento nel segno del sapere


 

Il Ministro dei Beni culturali, on.le Dario Franceschini,  ha proclamato  il vincitore della prima edizione del "Premio di ricerca Giuseppe Di Vagno", istituito con legge n. 86 del 2015 (primi firmatari on.li Di Staso e Ginefra).

Per il suo particolare significato simbolico questo primo appuntamento con i vincitori,  il Ministro ha acconsentito di buon grado che la cerimonia si svolgesse a Roma.

 

Dalla prossima edizione il Premio tornerà a Conversano, nella Casa Comunale e nella ricorrenza dell'anniversario dell'assassinio, come previsto dalla Legge.

La decisione della Giuria, composta da storici nazionali, è caduta sul progetto di ricerca di due giovani ricercatori della Università di Bologna, Michele Cento e Roberta Ferrari, dal titolo “Il socialismo ai margini: classe e nazione nel pensiero e nelle politiche socialiste nel Sud Italia e in Irlanda". Un’analisi comparativa (1883-1923), come si legge nella motivazione, che "affronta un tema di sicuro interesse storiografico, lo declina secondo una prospettiva originale, non solo per il taglio comparativo [...] e promette di fornire un contributo importante sia sui dibattiti ideologici del socialismo europeo fra Otto e Novecento, sia sui problemi specifici delle aree periferiche e marginali negli anni a cavallo fra i due secoli".

Si può essere molto soddisfatti: prima di giungere al risultato, il lavoro è stato lungo, non senza qualche amarezza.

La gente di Puglia, e non solo i socialisti, già all'indomani dell'assassinio di Giuseppe Di Vagno, quasi un secolo fa ormai, si proposero di erigere un Monumento per assicurare ai posteri quella memoria: nel 1922, infatti, sfidando la sicura reazione fascista, costituirono presso la Federazione socialista di Bari un apposito Comitato, la cui sede, come testimonia Giacomo Matteotti nella sua documentatissima denuncia “Un anno di dominazione fascista” pubblicata nel 1923, fu devastata dagli squadristi assieme alla Farmacia Panaro, al negozio-emporio di Federico Gigante e ad altro a Conversano; poi nel 1944, quando in occasione della venuta a Bari, la prima al Sud dopo la fine della guerra, Sandro Pertini nel Teatro Petruzzelli con molta forza e consenso popolare chiese la riapertura di un Processo che con la sentenza della Corte di Assise di Potenza e della Cassazione, certo, non aveva reso vera giustizia; poi ancora agli inizi degli anni 50, infine negli anni '70/80 del novecento, sempre per iniziativa del PSI, quando il risultato, pur a portata di mano, fu vanificato per sciatterie di ogni tipo.

La Fondazione Di Vagno più di recente ha ritenuto di invertire rotta, traguardando non più segni materiali e visibili, per i quali l'indifferenza spesso sovrasta i sentimenti, ma la diffusione e il continuo rinnovarsi del sapere; individuando nella Memoria di Di Vagno la metafora dell'impegno condiviso nella lotta contro ogni forma di oppressione e del rifiuto della violenza come strumento di lotta politica: ma anche come speranza per la pacifica, duratura convivenza e per la democrazia.

Un Monumento diverso, dunque, ma ancor più efficace perché, rinnovandosi di anno in anno, possa restare nella coscienza collettiva del popolo italiano, che ogni biennio si arricchirà di un contributo alla cultura storica, politologica, economica, sociologica, sempre nello stesso nome e nello stesso ricordo: affidando a giovani studiosi, attraverso il loro lavoro intellettuale e la capacità di saldare ricerca storica e speranza di futuro, il compito di tener viva la Memoria nella sua funzione positiva più che come alimento della malinconia.

Sapendo che il rendimento dell'investimento in conoscenza è più alto di ogni altro investimento, secondo il Governatore della Banca d'Italia.

Un patrimonio, dunque, ben più vivo e duraturo nel tempo di ogni Commemorazione, quasi sempre intrisa di retorica, e la testimonianza più efficace per ricordare quel tragico 25 settembre di novantacinque anni fa.

 

Roma, 27 settembre 2016